PADOVA - «Non sappiamo ancora nulla e per questo non ho niente da dire. Sono in attesa che ci arrivino delle comunicazioni precise, ma voglio sapere cos’è successo al mio unico figlio». Le poche parole che Paola, la mamma di Gianluca Benedetti, ci confida al telefono, tratteggiano un dolore difficile da immaginare. Non solo quello di una madre che ha perso un figlio, ma anche la sofferenza legata inevitabilmente all’attesa. Quell’attesa che qualcuno possa darle delle notizie certe, non solo sulle cause che le hanno portato via per sempre Gianluca, ma anche su come e quando potrà salutarlo per l’ultima volta.
L’ATTESA Domande che al momento rimangono sospese nel vuoto. Ed è in questa assenza di certezze che il dolore per la perdita del figlio pesa ancora di più sul cuore di mamma Paola. Quando risponde alla nostra chiamata, la sua voce, all’inizio flebile e ferita, si fa più lucida e decisa: «Siamo in stretto e continuo contatto con l’Ambasciata, ma ancora non sappiamo niente – racconta la donna, che non molto tempo fa aveva perso il marito –. Non sappiamo se dobbiamo partire, non sappiamo nulla e il dolore che proviamo non si può spiegare. Io avevo solo lui e ora non ce l’ho più». LA FIDANZATA Accanto a Paola, c’è la compagna di Gianluca, Silvia, che conviveva con lui a San Vito di Vigonza. Le due donne sono insieme, strette in un’attesa che non concede tregua, sospese tra telefonate, notizie frammentarie e il bisogno di capire che cosa accadrà nelle prossime ore. «Io e Silvia siamo insieme – aggiunge Paola – ma la sofferenza è immensa e non ce la sentiamo di parlare o di aggiungere altro. Siamo anche stanche, perché per noi questo dolore, arrivato improvvisamente, non può passare». A fare ancora più male, in queste ore, è anche l’esposizione continua di una tragedia diventata notizia nazionale. Le pagine dei giornali, le televisioni, le radio, il web sono piene di omaggi per Gianluca Benedetti e delle altre quattro vittime italiane della tragica immersione subacquea nell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Ogni immagine, ogni titolo, ogni aggiornamento riapre la ferita: «Vedere continuamente le foto di Gianluca sui giornali e sui notiziari e sentire parlare della sua scomparsa ci fa tanto male – dice ancora la madre – e noi non sappiamo cosa dobbiamo fare». IL RIONE Gianluca Benedetti era cresciuto in via Facciolati, nel quartiere Forcellini di Padova, dove vive la mamma. La pioggia picchietta sull’asfalto, mentre gruppi di studenti aspettano l’autobus per tornare a casa, proprio davanti alla strada in cui Gianluca era diventato grande. Una scena di normale quotidianità, quasi indifferente al peso di ciò che è accaduto. Ma nel palazzo dove vive Paola l’aria è diversa. Si respira un silenzio compatto, una forma istintiva di protezione attorno a una madre colpita da una perdita impossibile da misurare. I VICINI I vicini parlano poco, quasi abbassando la voce, come se anche le parole potessero disturbare. Dicono solo di non sapere dove sia Paola, pur sapendo che non è in casa. È un modo delicato, forse l’unico possibile, per difendere la sua intimità in un momento in cui tutto il resto sembra essersi fatto pubblico. Le tapparelle sono abbassate. Dietro quelle finestre chiuse resta la traccia di una vita familiare che da un giorno all’altro è stata spezzata. A pochi passi dal palazzo c’è un’agenzia viaggi. Oggi sembra quasi un dettaglio crudele, perché Gianluca del viaggio aveva fatto una scelta di vita, sognando di accompagnare i sub in giro per il mondo e poi riuscendoci. LA SUA SECONDA CASA Le Maldive le aveva incontrate per la prima volta nel 2017 e da allora erano diventate la sua seconda casa, interrotta solo da una parentesi in Indonesia. Con Albatros Top Boat lavorava come istruttore, capobarca e operations manager. Sul sito si raccontava come «una persona energica ed estremamente sportiva, amante della lettura, del cinema classico e degli scacchi» e accoglieva così i viaggiatori: «Vi aspetto a bordo di Conte Max e Duca di York, sempre pronto ad accompagnarvi alla scoperta delle meraviglie che le Maldive hanno da offrire». Proprio sul Duca di York si è concluso il suo ultimo viaggio. Nel frattempo, arriva la notizia più temuta e, insieme, quella che chiude almeno una parte dell’attesa: l’unico corpo ritrovato tra le cinque vittime italiane non è quello di Monca Monfalcone, ma proprio quello di Gianluca. Ora per la famiglia si apre una nuova fase, non meno dolorosa, fatta di procedure, di contatti istituzionali, del rientro della salma, del tempo necessario per poterlo riportare a casa ed organizzare l’ultimo saluto. Una sequenza di passaggi burocratici e consolari che per chi resta sono attimi interminabili dentro i quali una madre aspetta di poter riabbracciare, almeno per l’ultima volta, il proprio figlio.






