PADOVA - Non c'è nome per un genitore che perde un figlio. Rosa Russo risponde calma. Parla pacata ma la sua voce è quella della fermezza. Quella di chi, tre anni fa, ha salutato per sempre Mattia, e mercoledì il marito Agatino, l'uomo al cui fianco si è stretta in questi anni e si è sorretta nella ricerca della giustizia per il loro Mattia. Ieri accanto a lei c'era l'altra figlia, Carmela. Ma adesso che il processo per l'omicidio di Mattia Caruso è di fatto concluso con il riconoscimento dell'attenuante della provocazione per Valentina Boscaro è lei a rispondere alle domande.

«Non cambia nulla questo sconto, che è minimo - dice, all'inizio, Rosa - perché mio figlio non me lo ridà nessuno. Ora noi ci batteremo perché quest'assassina, perché questo è e lo dice una sentenza della Cassazione, sconti la sua pena in carcere. Mio figlio - continua Rosa - non può più abbracciare la sua famiglia e noi non possiamo abbracciare lui, lei invece è libera di fare quello che vuole. L'attenuante di per sé dà uno sconto minimo di pena, non è un anno in più o in meno che fa la differenza, ma la vergogna è un'altra: è che lei è libera e noi siamo all'ergastolo».

«Ogni volta che vedo Rosa - ha aggiunto l'avvocata della famiglia Caruso, la penalista Francesca Betto che ha condotto la difesa insieme alla collega Anna Desiderio - mi stupisco di quanta forza abbia. Ora è il momento giusto per far scendere l'attenzione su questo processo, che si era già chiuso a maggio quando la Cassazione aveva fatto passare in giudicato il merito del dibattimento, e cioè che si è trattato di omicidio volontario e che a uccidere Mattia è stata Valentina. Tutto il resto sono solo calcoli che interessano a lei».