"Non uno straniero, ma un uomo con un nome e un cognome; un lavoratore incensurato e irreprensibile, che pagava le tasse e l'affitto e manteneva la propria famiglia. Ucciso senza un motivo".

Questo è un estratto del post pubblicato sulla pagina Facebook dell’Associazione Babele di Grottaglie, a poche ore dalla brutale uccisione di Bakari Sako, il 35enne di origini maliane che è stato assassinato all’alba di sabato 6 maggio in piazza Fontana, nel cuore della Città Vecchia di Taranto con un cacciavite. Le indagini proseguono senza sosta: gli investigatori della Squadra Mobile stanno passando al setaccio le immagini registrate dalle numerose telecamere di sicurezza della zona, sebbene non tutte risultassero funzionanti al momento del delitto.

Secondo alcune indiscrezioni, gli inquirenti sarebbero ormai a un passo dall'individuare i responsabili; si attendono sviluppi imminenti. Nel frattempo, Fanpage.it ha raccolto la testimonianza del responsabile dell'associazione Babele, realtà di promozione sociale attiva nella tutela dei diritti dei migranti sin dal 2004 con sede a Grottaglie, provincia di Taranto.

"Era stato in Mali qualche mese fa, sua moglie aspetta un bambino. Mi chiamano i suoi amici: sono sgomenti, in lacrime. Nessuno si spiega cosa possa essere successo, sono tutti devastati dal dolore", così Enzo Pilò, rappresentante legale dell’associazione, ricorda Bakari Sako. "Gli amici del 35enne, ucciso sabato all’alba, restano chiusi in un dolore incredulo, suo fratello e suo zio sono in viaggio verso la città ionica. La dinamica dell'aggressione non è ancora chiara, ma ho sentito che sarebbe cominciato tutto nel bar dove si era fermato a prendere un caffè prima di prendere il pullman che lo avrebbe portato a lavorare in campagna", ha aggiunto.