ROMA Guido Crosetto attraversa i corridoi del ministero della Difesa a grandi falcate, fa capolino da un nugolo di divise e berretti militari. Ministro, lo sa che il Pd vi accusa di non saper fare la spesa? «Io vado al supermercato ogni settimana! Conosco ogni scaffale, ne so perfino più di Meloni» ride di rimando il veterano di Fratelli d'Italia. Sorride meno nel punto stampa appena terminato. Dove a tenere banco è un'altra spesa, quella militare. Ovvero gli impegni sottoscritti con la Nato e con Donald Trump. Tra due settimane l'Italia dovrà decidere se accedere ai fondi del Safe, il maxi-prestito dell'Ue per le spese militari: la quota prenotata da Roma ammonta a 14,9 miliardi di euro fino al 2030.
Da giorni Crosetto è in pressing sul Mef, che formalmente ha l'ultima parola. Il ministro è tanto risoluto da aver preso carta e penna e spedito due lettere al ministero dell'Economia. L'ultima è partita mercoledì.
Nella missiva, risulta al Messaggero, chiede al governo cosa intende fare con il prestito europeo. Ovvero se l'eventuale decisione di sospendere l'aumento della spesa per la difesa per far fronte alla crisi energetica, o almeno di rallentarla, riguarderà anche i fondi del programma Ue. «Non sono né ottimista né pessimista: attendo una risposta» sospira Crosetto con i cronisti. La questione è apparentemente tecnica. In realtà squisitamente politica. È diventata un cruccio per la stessa premier Giorgia Meloni che deve fare i conti con i rincari delle bollette e una coperta troppo corta. Urge una scelta. Prima la sicurezza o gli sconti alla pompa della benzina? È la domanda finita al centro di un confronto ristretto ieri pomeriggio tra Meloni, i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, i titolari del Mef e della Difesa. La premier li prende da parte prima del Cdm, che durerà solo un quarto d'ora e licenzierà il decreto che proroga le missioni internazionali a cui partecipa il nostro Paese. Crosetto fa notare ai suoi interlocutori che ci sono impegni da rispettare con la Nato e obiettivi da centrare alla virgola. Senza i miliardi del Safe l'aumento della spesa militare promesso dal governo e messo nero su bianco nel Documento programmatico di finanza pubblica - circa 12 miliardi in tre anni, dal 2026 al 2028 - può rivelarsi una chimera. Anche prendere i fondi del prestito europeo, fanno però notare dal Mef, è un'operazione rischiosa. Lo strumento del Safe, ha scritto il ministero in risposta a un'interrogazione dei Cinque Stelle, «è e resta un sistema di finanziamento non certo a costo zero: si tratta infatti di un prestito che se ha il vantaggio di consentire una dilazione in avanti nel tempo e tassi vantaggiosi, implica comunque l'obbligo della restituzione e la necessità di sottostare ad una serie di regole sostanziali e procedurali che limitano la discrezionalità dei singoli Stati aderenti». Insomma non esistono pasti gratis.










