A sera, dopo una giornata interminabile, Giorgia Meloni sale al Colle. Prima di lei, Sergio Mattarella ha ricevuto il ministro della Difesa Guido Crosetto. Subito dopo, il capo dello Stato traccia con la premier il bilancio di giorni drammatici. I due si erano sentiti già domenica scorsa, quando Meloni aveva informato il Quirinale delle interlocuzioni con i leader dei Paesi del Golfo colpiti dalle ritorsioni iraniane.
Ma in appena una manciata di giorni l’area del conflitto si è propagata come un incendio indomabile. Soprattutto, l’Italia ha deciso di inviare aiuti militari a Kuwait, Qatar ed Emirati, ovvero tutti i Paesi del Golfo che hanno chiesto anche a Roma di dare una mano. Crosetto va da Mattarella, che è anche a capo delle Forze armate, per una ricognizione tecnica su uno scenario che appare come «il momento più difficile degli ultimi decenni» sulla scena internazionale. E che anche al Colle viene ritenuto «grave».
Meloni invece va a sondare il terreno – nessun caso, viene assicurato, dietro i due incontri separati, solo questione di agenda intasata della premier –, capire dunque l’aria che tira, se il Capo dello Stato sia d’accordo o meno sulla scelta del suo governo: inviare aiuti a chi li ha chiesti. È una decisione enorme, per capirne la portata basti pensare che è la prima volta che viene assunta da quattro anni a questa parte, quando anche Roma ha deciso di rispondere “presente” alla richiesta di aiuto di Kiev. Impliciti i “paletti” del sostegno italiano, che sarà – appunto – solo in chiave difensiva in sostegno ai paesi del Golfo: per ora non ci sono altri tipi di coinvolgimento da valutare, e se ce ne saranno dovranno passare dal Parlamento.









