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Perché la famiglia di Chiara Poggi continua a essere così strenuamente convinta della colpevolezza di Alberto Stasi? È la domanda che torna ciclicamente nell’opinione pubblica, specialmente ogni volta che emergono nuovi elementi — o presunti tali — legati a nuove piste, come quella che porta ad Andrea Sempio. Elementi che, sia chiaro, non sono prove, ma semplici indizi. Eppure, di fronte alla possibilità, anche solo teorica, che in carcere possa esserci la persona sbagliata, molti si chiedono come mai i genitori di Chiara non vogliano vederci chiaro. La risposta, seppur difficile da immaginare per chi non ha vissuto un dramma simile, non sta solo nel lungo e doloroso percorso di elaborazione di una tragedia che dura da quasi vent’anni, ma anche nel ricordo di una strategia difensiva, quella di Stasi, che per scagionare l’imputato, ha cercato di infangare la memoria di Chiara, morta quel 13 agosto 2007 a Garlasco, dipingendola come una ragazza dalla doppia vita e dalla moralità ambigua.