Una famiglia, un padre diventato cittadino italiano e sei figli minorenni. Ma per lo Stato solo due sono italiani, gli altri no. È il paradosso finito davanti al Tribunale civile di Trento, che con una sentenza del 6 maggio ha riconosciuto la cittadinanza italiana a quattro minori siriani nati all’estero, figli di un rifugiato poi naturalizzato. Una decisione che interviene direttamente sugli effetti della riforma approvata nel 2025: il blocco, o la sospensione, delle pratiche per i figli di persone straniere diventate italiane per naturalizzazione.
La famiglia in questione si era stabilita a Trento nel gennaio 2018. Nel 2023 alla coppia nascono in Italia altri due figli, due gemelli. Nello stesso anno il padre presenta domanda di cittadinanza italiana, dopo aver maturato i cinque anni di residenza previsti per i rifugiati. Il decreto di concessione arriva nel marzo 2025. Il giuramento viene fissato dal Comune per il 5 giugno, quindi dopo l’entrata in vigore delle nuove norme sulla cittadinanza.
È lì che nasce il caso. Il Comune di Trento, applicando le indicazioni arrivate dal ministero dell’Interno, riconosce la cittadinanza ai due figli nati in Italia, ma non agli altri quattro, nati in Siria. Stesso padre, stessa famiglia, ma status diversi tra fratelli. La famiglia presenta ricorso al Tribunale civile. Nel frattempo il padre si ammala gravemente e muore prima della decisione. Per il giudice, però, la morte del genitore non cambia l’esito: il diritto dei figli alla cittadinanza si era già formato al momento in cui si erano realizzate le condizioni previste dalla legge.






