Sei fratelli con due nazionalità diverse. È lo stato giuridico di una famiglia di origini siriane, rifugiata in Italia, che ha visto negato il riconoscimento della cittadinanza italiana a quattro dei figli minorenni poiché nati nel Paese del Medio Oriente. La motivazione è legata alla riforma della cittadinanza, approvata lo scorso maggio in via definitiva, che ha riscritto le regole per il riconoscimento della nazionalità italiana per i minori nati all'estero e figli di cittadini naturalizzati. Una recente sentenza del tribunale di Trento, però, potrebbe far scuola e mettere le basi per riscrivere il diritto.

La storia della famiglia interessata dalla sentenza del tribunale civile di Trento inizia nel 2018, quando, attraverso i corridoi umanitari, due genitori e i loro quattro figli, tutti nati in Siria, arrivano in Italia. Qui ottengono lo status di rifugiati e si stabiliscono nel capoluogo trentino. Nel 2023, trascorsi i cinque anni necessari ai rifugiati per ottenere la cittadinanza, il padre avvia le procedure per vedersi riconosciuta la nazionalità italiana.

Nello stesso anno nascono altri due figli della coppia, due gemelli. Dopo due anni di attesa, il giuramento viene fissato per il 5 giugno 2025, ma il 20 maggio dello stesso anno la Camera converte in legge il decreto Cittadinanza, che cambia anche come un genitore naturalizzato può trasmettere la cittadinanza ai propri figli. Il Comune di Trento, quindi, riconosce la cittadinanza solo ai gemelli nati in Italia e non ai loro quattro fratelli, nati, invece, in Siria.