Sui bimbi con due mamme il ministero dell’Interno resiste. La sentenza della Consulta n. 68/2025 del 22 maggio, che ha dichiarato incostituzionale il divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato all’estero con la procreazione assistita, non ha finora convinto il Viminale a cambiare linea difensiva nel contenzioso con il sindaco di Padova, Sergio Giordani, che dal 2017 ha registrato 53 atti anagrafici con doppio cognome.

A Venezia la Procura ha ritirato le impugnazioni degli atti anagrafici

Alla Corte d’appello civile di Venezia, dove si discute il caso di 33 bambini figli di due mamme e nati con la Pma fuori dall’Italia dopo il disco verde ricevuto nel marzo 2024 dal tribunale di Padova, la Procura veneziana ha ritirato le impugnazioni degli atti anagrafici per effetto della decisione dei giudici costituzionali. Non altrettanto ha fatto l’Avvocatura dello Stato che, per conto del ministero guidato da Matteo Piantedosi, ha di fatto confermato la richiesta di cancellazione dall’anagrafe del cognome della madre intenzionale.

Un conflitto nato nel 2023

La querelle risale al marzo 2023, quando Piantedosi, con una circolare, aveva chiesto che i sindaci interrompessero la registrazione all’anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali richiamando in senso estensivo la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 38162: con quel verdetto, depositato il 30 dicembre 2022, i Supremi Giudici avevano stabilito che, in una vicenda riguardante una coppia di uomini che aveva fatto ricorso alla gestazione per altri (dunque non alla Pma), soltanto il padre biologico, ossia il donatore del seme, potesse essere registrato all’anagrafe come genitore. La Procura di Padova si era dunque subito mossa per impugnare i certificati di nascita di 33 bambini, figli di due mamme e nati con la fecondazione eterologa.