Il Ministero dell'Interno 'resiste' - per ora - nella richiesta di cancellazione dall'anagrafe del cognome della madre intenzionale nei casi dei figli delle coppie di donne omogenitoriali.
Anche dopo che la Consulta, giovedì scorso, ha dichiarato l'incostituzionalità della legge del 2004.
E' lo scenario che si è aperto ieri nella Corte d'Appello civile a Venezia, dove si discuteva il caso delle 39 coppie di mamme con figli nati da procreazione assistita effettuata all'estero, per le quali il Tribunale di Padova, a marzo 2024, aveva dichiarato "inammissibili" i ricorsi sugli atti di anagrafe presentati dalla Procura Generale e dal Viminale.
Nel corso dell'udienza in Appello la Procura ha comunicato al Collegio giudicante la decisione di adeguarsi alla sentenza della Corte Costituzionale, rinunciando alle impugnazioni verso le mamme arcobaleno. Il Viminale, con l'Avvocatura dello Stato, ha invece tenuto, confermando la richiesta della cancellazione del cognome della mamma intenzionale, perché, ha spiegato il legale, non ci sono state indicazioni da parte del Viminale e del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, su come comportarsi dopo la pronuncia dei giudici costituzionali. La decisione del collegio è attesa nelle prossime settimane.










