Il sovrano britannico è stato accolto da una standing ovation a Capitol Hill. Gesto ripetuto in diverse altre occasioni durante il suo discorso. Come per il passaggio sulla necessità di difendere Kiev e sostenere la Nato, sempre più spesso rimessa in discussione da Donald Trump
Lunghi applausi, standing ovation e perfino qualche grido di entusiasmo. Così il Congresso americano ha accolto re Carlo III prima del suo intervento a Capitol Hill. Il sovrano britannico ha aperto il discorso con parole nette sull’attentato di sabato, durante il gala dei corrispondenti della Casa Bianca, alla presenza di Donald Trump e quasi tutto il governo americano: «La violenza non vincerà, uniti difenderemo la democrazia».
La «storia di due George»: il parallelo Washington-Giorgio III
Nel cuore del discorso, Carlo ha rievocato la Rivoluzione Americana con un parallelismo storico, definendola «una storia di due George», in chiave quasi dickensiana: il primo presidente George Washington e il suo trisavolo di quinta generazione, re Giorgio III. Il sovrano ha ricordato che si tratta della sua ventesima visita negli Stati Uniti, ma della prima da quando è salito al trono. «Re Giorgio non mise mai piede in America e, vi assicuro, io non sono qui nell’ambito di qualche astuta azione di retroguardia», ha aggiunto, strappando una risata all’aula. I padri fondatori sono stati invece richiamati con un gioco di parole sul celebre film con James Dean, descritti come «ribelli con una causa».











