Se la visita di Stato a Washington di re Carlo aveva lo scopo di ricostruire i ponti tra Gran Bretagna e Stati Uniti, politici e diplomatici su entrambe le sponde dell'Atlantico possono ritenersi soddsfatti.

Lo storico discorso del sovrano a Capitol Hill, il primo da quello della madre Elisabetta II nel 1991, e l'intervento di Donald Trump alla Casa Bianca, caloroso e conciliante, sono stati il segno più eclatante che forse i due alleati sono riusciti a superare il momento più delicato nei loro rapporti. Unica nota stonata l'uscita di un audio di qualche mese fa dell'ambasciatore britannico negli Usa, sir Christian Turner, succeduto a Peter Mandelson dopo la caduta di questi per il coinvolgimento nello scandalo Epstein. Stando alla registrazione di una conversazione privata trapelata su Sky News proprio nella ore delle visita, a febbraio Turner avrebbe liquidato la storica 'special relationship' fra Londra e Washington come una cosa ormai del passato. Gli Usa di oggi hanno "probabilmente una relazione speciale solo con Israele", avrebbe detto l'attuale ambasciatore, lanciando poi una frecciata all'alleato americano anche sul caso del finanziere pedofilo, dichiarandosi sorpreso del fatto che lo scandalo non avesse di fatto "toccato nessuno negli Stati Uniti". Quella del mostro, proprio nel giorno in cui a Londra si discuteva della possibilità di deferire Keir Starmer per la nomina di Mandelson, era una delle ombre che pesavano sulla missione di Carlo, la prima di un monarca britannico da quella di Elisabetta II quasi vent'anni fa nel 2007.