Il focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della nave Hondius – che al momento vede diverse persone ricoverate o in quarantena in molteplici Paesi, dall'Italia alla Francia, dai Paesi Bassi alla Svizzera – ci costringe a chiederci una cosa molto precisa. Se oggi, sei anni dopo il Covid, arrivasse una nuova pandemia, l'Italia sarebbe in grado di affrontarla al meglio? La domanda è ipotetica, non per caso. I casi di Hantavirus, un virus conosciuto da virologi ed epidemiologi ormai da decenni, non pongono un rischio per la salute globale. Il tema, almeno in questa fase, è politico.
C'è il fatto che il governo italiano, circa un anno fa, si è astenuto sul nuovo piano pandemico dell'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità. C'è il fatto che, di conseguenza, il nostro Paese non ha partecipato alle esercitazioni congiunte che simulavano una pandemia e la risposta all'emergenza. C'è il fatto che il ministero guidato da Orazio Schillaci ha pubblicato una circolare con delle linee guida settimane dopo le segnalazioni dell'OMS.
E questo è un problema secondo Alessio D'Amato, già assessore alla Salute in Regione Lazio durante la pandemia di Covid e oggi responsabile Welfare per Azione. "Polaris II è stata la più grande esercitazione post-Covid, ha coinvolto una ventina di Paesi, ma noi non abbiamo partecipato, essendoci astenuti sul piano pandemico dell'OMS. E siamo il Paese che, in percentuale, ha avuto più vittime durante la pandemia. È molto grave che sia stata fatta una prima grande esercitazione e l'Italia non abbia preso parte", ha commentato con Fanpage.it.











