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14 Maggio 2026

Ultimo aggiornamento: 19:39

Passa con l’ennesima fiducia, al Senato, il decreto fiscale varato dal governo al fine marzo. E il passaggio parlamentare – ora manca la Camera – porta con sé l’ennesimo regalo alle partite Iva, la categoria con la propensione all’evasione di gran lunga più alta tra i contribuenti italiani, per tentare di convincerle a pagare (poco) di più all’erario aderendo al concordato preventivo biennale. Cioè lo strumento varato nel 2024 dal governo Meloni in base al quale gli autonomi possono siglare con l’Agenzia delle Entrate un accordo sul reddito da dichiarare e le tasse da versare per un biennio. Stavolta, il regalo è però riservato strettamente a quelli con un Indice di affidabilità fiscale inferiore alla sufficienza, cioè probabili evasori: la commissione Finanze ha infatti approvato un emendamento di Fratelli d’Italia in base alla quale il fisco, nel mettere a punto la proposta di reddito su cui dovranno pagare le tasse, dovrà rispettare un tetto massimo. Non oltre il 130% del reddito dichiarato l’anno precedente per chi ha un voto superiore a 6 ma inferiore a 8, 135% se il livello di affidabilità è addirittura sotto il 6 (in questo caso si tratta di soggetti che vengono inseriti nelle liste di quelli da sottoporre a controlli mirati perché è ritenuto altamente verosimile che sottraggano una parte dei loro introiti al fisco).