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16 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 17:46

Nella manovra 2026 entra una nuova mini stretta che sulla carta dovrebbe potenziare la lotta all’evasione. Nel maxi emendamento del governo appena depositato in commissione Bilancio al Senato compare infatti una misura che punta dichiaratamente a “potenziare la base informativa disponibile per lo svolgimento delle attività di analisi del rischio” da parte dell’Agenzia delle Entrate, vale a dire l’incrocio delle informazioni presenti in tutte banche dati per selezionare i contribuenti da sottoporre a controlli, e consolidare gli effetti della riforma del fisco prevista dal Pnrr. Si tratta di un meccanismo che intercetta una quota degli incassi al momento del pagamento, attraverso una ritenuta obbligatoria operata dal committente in tutte le transazioni tra aziende.

A partire dal 1° gennaio 2029, le imprese che non aderiscono al poco appetibile concordato preventivo biennale tra fisco e partite Iva e non rientrano nel regime di adempimento collaborativo riservato ai contribuenti più strutturati saranno soggetti a una ritenuta d’acconto dell’1% sui pagamenti per prestazioni di servizi e cessioni di beni nell’ambito di transazioni tra soggetti economici (B2B). Secondo la Relazione tecnica, la misura punta a contrastare sia l’occultamento al fisco di reddito imponibile (evasione smaccata) sia il (sempre più diffuso) mancato versamento delle imposte dichiarate, con un maggior gettito stimato in ben 1,4 miliardi annui, per il 60% da imprese soggette a Ires. L’aliquota è stata calibrata per non incidere sui contribuenti in regola, per i quali si tratterà solo di una anticipazione di cassa.