Un amaro valborberino fra le eccellenze di settore. «Sant’Agostino», liquore ricettato da Borbèa a Rovello, frazione di Mongiardino Ligure alta valle, è stato premiato nel regno della categoria «Amari» con la medaglia d’argento edizione 2026 per le caratteristiche organolettiche e qualitative con un prestigioso riconoscimento internazionale indetto dal «World drinks award», un’istituzione nel suo settore.
Figlio di una valle remota
«Amaro Sant’Agostino» è figlio della Val Borbera per tre motivi, come spiega Pietro Ravazzano per voce del padre Enrico Ravazzano, che in Sant’Agostino hanno creduto dal primo giorno: «La scelta di produrre un amaro legato al territorio, non solo negli ingredienti, è dettata dal nome di mio nonno. Agostino Gusto d’Ruè mi ha insegnato a conoscere e amare la Val Borbera. Inoltre, Agostino è anche il nome del santo a cui è intitolata la chiesa della mia frazione». Il terzo motivo è un legame storico. Da qui mille anni fa passarono le spoglie di uno dei Padri della Chiesa per essere sepolte a Pavia attraverso un apprezzato cammino riproposto in chiave moderna.
Erbe “borberine”
Un nome legato alla Val Borbera anche per i suoi ingredienti: un amaro prodotto con erbe botaniche degli Appennini «Borberini», ricetta che si traduce nella valorizzazione dei prodotti della valle e nel tentativo di farla conoscere. «Usiamo erbe tipiche della nostra valle – prosegue Ravazzano –, alcune coltivate a Rovello insieme ad altre selvatiche. Menta, salvia e timo sono fondamentali per i sentori balsamici ma anche amaricanti date dalla radice di tarassaco e dall’artemisia».






