Tra Brianza Lecchese e Alto Lario, c’è fermento (nomen omen e non da oggi) per ridare vigore ad un territorio storicamente vocato alla coltivazione della vite. Tuttavia negli ultimi decenni sembrava finito in un cono d’ombra, con due luoghi di antica tradizione, ovvero le colline della Brianza intorno a Montevecchia e l’Alto Lario, nei dintorni di Domaso, dove il professor Gianfranco Miglio produceva vino. Ora, tra coloro che più si stanno distinguendo nel rinnovato impegno a far crescere vini e territorio, ci sono due amici, Luca Bennati, classe 1983, e Davide Marelli, di dieci anni più giovane, accomunati dalla formazione universitaria specialistica in viticoltura ed enologia, e dall’essere già stati tra i protagonisti del progetto condiviso di valorizzazione dell’Igt Terre Lariane.
Poi, un lustro fa, la decisione di dar vita ad una loro creatura vitivinicola in grado di esprimere una visione molto personale del processo dalla terra alla vigna alla cantina. Evocato già dal nome “Locotocco” che, sebbene indichi una piccola località geografica precisa tra il Lago di Como e la montagna che lo incornicia, è anche un gioco di parole tra “Loco” (in spagnolo “pazzo”) e “Tocco” (interpretazione). Per farlo, prendono in gestione alcuni vigneti nel lecchese, a Sirtori, sulle colline del Meratese, e una particella più piccola nel comasco. Due ettari e mezzo (15 mila le bottiglie) dove trovano dimora terrazzamenti con uve merlot, pinot nero, e altri con uve pinot bianco e chardonnay.






