Ci sono vini che emozionano per il profilo aromatico, altri per la tecnica. E poi ci sono quelli che colpiscono prima ancora di essere degustati, perché portano con sé una storia che appartiene alle persone. Lo spumante metodo classico “Sine Finis” è tra questi. Un vino che non nasce per stupire, ma per unire. Quando Robert Princic, proprietario dell’azienda Gradis’Ciutta nel Collio friulano inizia a raccontarlo partecipiamo alla narrazione di una vita trascorsa a ridosso di un confine che per decenni ha diviso ciò che la storia e la cultura avevano tenuto insieme. “Volevamo un vino che non fosse né italiano né sloveno, ma ‘proud to be European’”, annuncia, parlando al plurale perché Sine Finis è anche un vino che nasce dall’amicizia e dalla visione condivisa di Robert Princic e Matjaz Cetrtic, quest’ultimo titolare dell’azienda Ferdinand a Brda, nel Collio sloveno.
Due produttori nati nello stesso anno, cresciuti a pochi chilometri di distanza, ma separati da un tratto di frontiera che oggi, anche grazie a progetti come questo, si percepisce sempre meno. Le uve di Sine Finis provengono infatti da vigneti italiani e sloveni, la lavorazione segue i principi del metodo classico, l’identità è fieramente europea. Una sintesi perfetta del Collio/Brda, territorio che parla due lingue, ma racconta un unico paesaggio culturale. In questo scenario si innesta “Ars Sine Finibus”, progetto artistico transfrontaliero promosso per GO!2025 che ha visto Gorizia e Nova Gorica “Capitale Europea della Cultura” nell’anno che si avvia alla conclusione. Un’iniziativa che ha coinvolto Gradis’Ciutta e Ferdinand insieme all’artista Marco Nereo Rotelli, con installazioni immersive all’aperto concepite per trasformare i vigneti in un parco d’arte permanente. Giovani artisti italiani e sloveni, poesia, musica, sostenibilità, per trasformare il Collio/Brda in luogo simbolo in cui cadono definitivamente i confini.








