La scure dei dazi piega ma non spezza le bollicine italiane, il cui è successo continua a rallegrare le tavole, anche nell'estate 2025. Che sia metodo Martinotti, classico o ancestrale, lo spumeggiare delle bolle nel calice anima i pranzi sulla spiaggia e le serate sotto le stelle degli italiani. E se il prosecco continua a veleggiare in cima a tutte le classifiche effervescenti, il metodo classico incassa le sue soddisfazioni, forte della certezza che la qualità è sempre più prioritaria nella scelta del vino da parte di appassionati e wine lover.

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Ma con l’entrata in vigore dei dazi, le cose potrebbero cambiare.

Valdobbiadene resiste, timori per l’incertezza economica

Lo stesso discorso vale per il Valdobbiadene Docg che, nonostante la congiuntura economica internazionale instabile, vanta un bel segno più davanti a produzione e vendite: per il 2025 si prevede una produzione di 95 milioni di bottiglie, lo scorso anno erano state 91. “Il vero problema è la paura dei dazi con l’incertezza che ne consegue, situazione che farà calare l’export, almeno nelle fasi iniziali, finché non si è metabolizzata la tassazione (entrata in vigore il 7 agosto, ndr)”, riflette Franco Adami, presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene. Ma la speranza è l’ultima a morire: il ministro del Made in Italy Adolfo Urso in un’intervista al Corriere della Sera ha detto che con Trump sul vino ci sono ancora margini per trattare.