Sullo sfondo delle due guerre ancora in corso in Ucraina e nel Medio Oriente, accompagnate dalle imprevedibili mosse diplomatiche-militari di Trump, chiediamoci come si confrontano due fra le principali economie industriali (Usa, Europa, Cina, Giappone, Sud Corea), in particolare quali sono le rispettive fragilità-debolezze nella competizione mondiale. Qui mi soffermo su Usa ed Europa.
Trovo utile rifarsi alla traccia dell’importante contributo che più di 30 anni fa diede Alfred D. Chandler nel suo “Scale and Scope. The dynamics of industrial capitalism” (Harvard University Press), economista cultore della “business history”, il cui pensiero è stato particolarmente coltivato e diffuso per merito del nostro storico economico Franco Amatori.
Tre modelli di capitalismo
A grandi linee si intravedono tre modelli di “capitalismo manageriale”: quello “manageriale competitivo” negli Usa. quello “manageriale personale” nel Regno Unito, quello “manageriale cooperativo” proprio della Germania.
Gli Usa vengono innanzi tutto da quasi due secoli di crescita demografica senza confronti: se nel 1870 la popolazione americana era pari a quella tedesca e britannica (39 milioni), oggi con 350 milioni è di 4-6 volte superiore a quella della Germania e della Francia.. Ma ancor più è cresciuto il Pil reale per cui Il Pil per abitante negli Usa (65.000 dollari correnti, 77.000 a parità dei poteri d’acquisto) sorpassa di un buon 30% e più quello tedesco. Ma oltre la demografia vale una differenza profonda nella politica della concorrenza. Già a partire dallo Sherman Antitrust Act (1871) il sistema giudiziario statunitense non ammette di norma accordi contrattuali fra imprese concorrenti, a differenza dalla tradizione giuridica tedesca e francese che li ammette o addirittura li incoraggia in nome di una politica industriale che persegue la competitività internazionale delle imprese nazionali.








