La giornata tipica di molti italiani comincia con una colazione veloce al bar, magari con cornetto e cappuccino; prosegue con un pranzo di corsa, con una pasta fredda, un panino o un tramezzino; e approda a una cena abbondante (spesso troppo), per recuperare. Ogni boccone ci porta ad incamerare grassi, zuccheri, energia. E il corpo fa il suo lavoro: assorbe, trasforma, distribuisce. È qui che entrano in scena i trigliceridi, veri e propri “pacchetti” di energia circolanti nel sangue (legati alle lipoproteine, come chilomicroni, Vldl, Idl) pronti per essere utilizzati o messi da parte. Sono indispensabili.
Senza di loro, il nostro organismo non avrebbe carburante. Il fegato ne produce una parte, ma il grosso arriva da ciò che mangiamo. Una macchina perfetta, almeno finché tutto resta nel giusto equilibrio. I trigliceridi sono la forma più comune di grasso presente nel cibo e nel nostro organismo, fondamentale per fornire l’energia che serve a far funzionare il corpo. Ma possono diventare molto pericolosi quando superano i limiti. Limiti, che spesso si trascurano leggendo i risultati delle analisi del sangue perché l’attenzione è tutta polarizzata sulle super-star dei grassi: il colesterolo e il suo fratello “cattivo” (Ldl). E così continuano a circolare in silenzio, spesso ignorati, nel sangue. Ma possono rappresentare un rischio per la salute. Ecco perché trovare dei valori alti negli esami del sangue rappresenta un campanello d’allarme da non sottovalutare. Un aumento dei trigliceridi è infatti associato a malattie cardiovascolari (infarti e ictus), steatosi epatica, gravi infiammazioni come la pancreatite, sindrome metabolica. Ma prima di arrivare a queste patologie, i trigliceridi alti non danno sintomi evidenti. Ecco perché monitorarli periodicamente, almeno su base annuale, insieme ai valori degli altri grassi (colesterolo totale, Hdl, Ldl) è molto importante. È bene ricordare di mantenere un digiuno di almeno 10-12 ore prima di effettuare il prelievo per le analisi. Purtroppo, l’ipertrigliceridemia non è evenienza rara. In Italia si stima che fino al 30% della popolazione superi la soglia di normalità dei 150 mg/dl, e tra gli over 50 quasi un italiano su due presenta livelli in eccesso.






