Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
14 Maggio 2026
Ultimo aggiornamento: 8:12
Giovanni Malagò contro Giancarlo Abete. Con il primo nettamente favorito sul secondo, forte del sostegno di Serie A, B, calciatori e allenatori che sulla carta valgono già il 54% dei voti. Depositate le candidature nell’ultimo giorno utile prima della scadenza, inizia adesso ufficialmente la corsa al voto del 22 giugno per la presidenza della Figc. Con una grande incognita: la possibile ineleggibilità di Malagò per il cosiddetto pantouflage, norma che prevede un periodo di stop di tre anni per chi ha guidato un ente vigilante prima di poter assumere incarichi in organismi collegati. Mentre ne è trascorso solo uno da quanto Malagò ha lasciato il Coni.
La questione non può essere liquidata in due parole, come ha provato a fare il diretto interessato negli ultimi giorni. L’art. 53 del Dlgs 165/2001 prevede che “i dipendenti che negli ultimi tre anni di servizio hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni non possono svolgere attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività svolta”. Tra le pubbliche amministrazioni citate, rientra espressamente anche il Coni. È vero che c’è il precedente di Petrucci, passato dal Coni alla FederBasket nel gennaio 2013, ma allora non era ancora entrato in vigore il Dlgs 39/2013, che ha incluso nel perimetro della legge gli incarichi di presidente. Mentre l’Anac, nella delibera n.436 del 2025 che ha avallato l’elezione di Luciano Buonfiglio (in questo caso si giudicava il passaggio inverso, cioè da Federazione a Coni), ha ribadito alcuni concetti fondamentali che potrebbero tornare utili in questo caso, ovvero che il Coni, benché non abbia un’influenza dominante sulle Federazioni, esercita su di esse poteri amministrativi (uno su tutti: il commissariamento).














