Weekend di riflessione e di lavoro, sul programma e sulla “squadra”, poi lunedì 11 maggio, o al più tardi martedì 12, Giovanni Malagò annuncia ufficialmente che si candida per la presidenza della Figc. Non lo ha fatto prima perché ha voluto concludere gli incontri con le Leghe e le componenti e ora aspetta appunto l'inizio della prossima settimana per “un fatto di rispetto” nei confronti della Lega di B e della Lega Pro che devono ancora pronunciarsi sul candidato.
Malagò ha l'appoggio della Lega di A (19 club su 20, solo Lotito è contro), del sindacato calciatori e dell'associazione allenatori (che insieme contano per il 30 per cento), è convinto di avere quasi tutta la B al suo fianco (anche se il presidente Paolo Bedin è amico del ministro Abodi...) e spera che molti dei 60 club di C votino per lui (soprattutto quelli ancora fedeli a Gabriele Gravina). Tirandolo le somme, l'ex presidente del Coni è nettamente favorito perché il suo rivale, Giancarlo Abete, conta prevalentemente sulla sua Lega, quella Dilettanti (34 per cento) ma anche se oggi parte sfavorito non ha certo intenzione di farsi da parte, non fa parte del suo carattere e della sua storia.
Le elezioni della Figc, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, sono previste per il 22 giugno a Roma, le candidature vanno depositate via Pec entro le 23,59 del 13 maggio, oppure consegnate fisicamente in via Allegri entro le 18 dello stesso giorno. E dopo il 13 maggio è quasi certo che ci sarà ricorso alla Figc (e poi all'Anac) contro la candidatura di Malagò, potrebbe presentarlo uno dei 99 delegati della Lega Dilettanti. Il motivo? Il pantouflage è la legge che prevede che un ex presidente del Coni non può diventare presidente di una Federazione sportiva, in questo caso la Figc, dopo meno di tre anni dalla sua chiusura del mandato al Foro Italico.












