Il riscatto della laurea consente di trasformare gli anni del percorso universitario in anni utili ai fini pensionistici attraverso il pagamento di contributi all’Inps. Si tratta di uno strumento sempre più utilizzato da lavoratori dipendenti, autonomi e giovani professionisti che vogliono aumentare l’anzianità contributiva oppure anticipare l’accesso alla pensione. Dal punto di vista fiscale, però, il riscatto della laurea non produce effetti solo sul futuro assegno previdenziale, ma anche sulla dichiarazione dei redditi.

Nel modello 730, infatti, le somme versate per il riscatto possono dare diritto a un importante vantaggio fiscale sotto forma di deduzione o detrazione. La differenza tra le due agevolazioni è sostanziale. La deduzione riduce il reddito imponibile su cui vengono calcolate le imposte, mentre la detrazione agisce direttamente sull’Irpef da pagare. Comprendere questa distinzione è fondamentale per capire quanto si può recuperare fiscalmente e quale beneficio spetta in base alla propria situazione contributiva e familiare.

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La regola principale prevede che i contributi versati per il riscatto della propria laurea siano interamente deducibili dal reddito complessivo. Questo significa che l’importo pagato all’Inps può essere sottratto integralmente dal reddito imponibile indicato nel 730. Il vantaggio effettivo dipende quindi dall’aliquota Irpef del contribuente: più alto è il reddito, maggiore sarà il risparmio fiscale ottenuto.