di

Silvia Morosi

Classe 1994, porta sui social la sua passione per i viaggi: «Fin da piccolo ero affascinato dai dettagli e dalle storie nascoste dietro ogni angolo. La fotografia non è mai stata solo estetica, ma memoria emotiva»

«Fino a qualche anno fa mi limitavo a fotografare dettagli della natura. Poi, un giorno, quasi per caso, ho provato a cambiare prospettiva e sui social ho iniziato anche a scrivere - in modo non convenzionale - della mia città, Firenze, del bello che si può trovare sotto casa e della mia passione per i viaggi, nata per osmosi grazie a mio nonno». Si racconta così Gabriele Colzi, logopedista specializzato in età pediatrica, classe 1994. «Fin da piccolo - aggiunge - ero affascinato dai luoghi nuovi, dai dettagli, dalle storie nascoste dietro ogni angolo e la multiculturalità della mia classe al liceo ha dato una prima spinta importante ai primi tour fuori dall’Italia. La fotografia è arrivata come un modo naturale per fermare quelle sensazioni, per non perderle. Non è mai stata solo estetica, ma memoria emotiva: uno strumento per raccontare quello che mi colpiva davvero, fin dai tempi pre-social. Ora, prima di ogni itinerario, mi informo e raccolgo consigli e aneddoti, senza dimenticare il valore che, una volta partiti, dà l’elemento cosiddetto “inaspettato” tipico di ogni viaggio. Per questo nello zaino non devono mai mancare curiosità, capacità di adattamento e voglia di lasciarsi sorprendere, con sguardo attento».