Quando cala la luce e i turisti rincasano, loro aprono le porte del Moma, degli Uffizi, del Prado... I fondatori di Ifexperience spiegano perché è bello “nutrirsi dello stupore altrui”

di Valentina Farinaccio

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“La Cappella Sistina, prima di vederla, la senti. Tipo caramella balsamica”. Cominciava così l’articolo di Alessandro Baricco, pubblicato nella raccolta Burnum, che parecchio ha ispirato Daniela Bianco e Filippo Cosmelli, fondatori di Ifexperience. “La prossima volta ci vado alle otto del mattino, perché quella folla è un orrore”, concludeva Baricco. Ecco, non visite alle otto, ma di notte. È l’idea che sta alla base della collezione che Bianco e Cosmelli stanno lanciando: A night at museum, per realizzare il sogno di entrare in un luogo chiuso al pubblico, senza folla, e di goderselo mentre il mondo fuori dorme. Quando hanno creato il brand, vent’anni fa, la parola esperienza poteva riferirsi al lavoro, casomai alla vita, di certo non all’immersione in una qualche forma di bellezza.

Oggi, la loro visione è riconosciuta e richiesta in tutto il mondo. “Togliamo la calca, i rumori, facciamo attenzione che tempistiche, storytelling e logistica siano giuste”. L’arte è travolgente di suo, ma loro l’amplificano e l’aumentano. “Che sia una visita a lume di candela, un breve concerto, o delle luci che si accendono nell’attimo in cui gli ospiti entrano in quella sala, si tratta comunque di interventi che intensificano l’esperienza. Nell’era digitale c’è bisogno della tangibilità, d’interagire con il luogo, sennò cosa cambia rispetto a vederlo sullo schermo? È stupendo osservare la reazione delle persone a quell’istante che abbiamo progettato per sorprenderle: staccano gli occhi dal telefono, incredule. E noi ci nutriamo dello stupore negli occhi degli altri”.