Fabrizio ha preso in mano la sua vita dopo un burnout e messo distanza tra chi voleva si adeguasse a un certo standard e una nuova, autentica espressione di sé
di Veronica Mazza
“Per tutta la vita ho sentito di essere diverso dagli altri membri della mia famiglia. Ogni mia scelta, ogni interesse, ogni passo fuori dagli schemi veniva criticato o minimizzato. Mi sentivo come una pecora nera, intrappolato in un ruolo che non avevo scelto, ma che mi era stato imposto. Crescendo, ho imparato a nascondere chi ero davvero, a inseguire standard che non mi appartenevano, nella speranza di essere accettato. Ma questa costante ricerca di approvazione mi ha svuotato, facendomi sentire solo e inadatto”. Inizia così, in modo triste, la storia di Fabrizio M., 37 anni, che vive a Torino e fa il fotografo. Ma finisce bene: “Dopo aver deluso me stesso ho capito di dover invertire la rotta; non potevo più chiedere il permesso per essere chi sono davvero”.
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Sempre fuori posto






