Per la prima volta dalla sua istituzione, il summit della Comunità politica europea – il vertice sul futuro dell’Europa arrivato all’ottava edizione – ha visto la partecipazione di un Paese extra-europeo. Lunedì 4 maggio, nella città di Erevan in Armenia, a discutere di vicinato e cooperazione nel Vecchio continente c’era anche il Canada, con il suo premier Mark Carney. Una presenza inusuale che non è passata inosservata: l’Unione europea sta rafforzando la sua rete di intese, tanto da portare alcuni politici a teorizzare una Ue intercontinentale (del ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, la dichiarazione sul possibile ingresso del Canada nella Ue; a cui ha fatto seguito quella del presidente finlandese Alexander Stubb, che ha suggerito a Carney di pensarci su).

Politiche di allargamento e vicinato

Suggestioni a parte, che l’Europa stia ridefinendo il suo ruolo nella scacchiera internazionale è un dato di fatto. Non a caso, le politiche di allargamento e vicinato compaiono tra le priorità strategiche del bilancio 2028-34 proposto dalla Commissione. Una linea condivisa dal Parlamento, che sottolinea come l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina abbia dimostrato «che il mancato allargamento comporta costi strategici significativi e compromette la sicurezza e la stabilità in tutto il continente». Sarebbe stata proprio «la stagnazione del processo di allargamento negli ultimi anni» – si legge nell’ultima risoluzione – a creare un vuoto, «aprendo la strada alla Russia, alla Cina e ad altri attori malevoli».