Fino a fine maggio bisogna stare con gli occhi aperti ma non c'è un allarme tale per cui bisogna essere preoccupati: se è giusto che le autorità sanitarie siano vigili è anche vero che l'hantavirus non è mutato e sono rari i focolai epidemici anche se purtroppo è molto aggressivo.
Il medico epidemiologo Gianni Rezza ragiona con l'ANSA sui rischi e sulle possibili mutazioni dell'hantavirus.
Le sue tesi sono in linea con quelle di Andreas Hoefer, esperto di microbiologia ed epidemiologia molecolare del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). "I virus - spiega - possono mutare nel tempo, ma al momento non ci sono motivi per pensare che questo sia mutato per diventare più trasmissibile. Ciò che stiamo osservando sia dal punto di vista epidemiologico che microbiologico suggerisce che il virus si stia comportando come di consueto".
Rezza chiarisce che il fatto che l'Hantavirus muti o non muti "non è noto. In alcuni pazienti è stato sequenziato e appartiene al gruppo delle Ande, leggermente diverso dal focolaio dell'Argentina e per ora del tutto stabile. Al momento dunque non sono emerse mutazioni tali da cambiare le caratteristiche di contagiosità. E' stabile perché è endemico nella popolazione di alcuni topi che si trovano soprattutto in Argentina: quando un virus sta nel suo 'serbatoio naturale' tende a non mutare". L'ornitologo che aveva contratto il virus lo aveva preso "dalla sorgente naturale, il virus ha fatto pochissimi passaggi nell'uomo, gli altri passeggeri si sono contagiati da lui o dalla moglie, il virus non ha avuto l'opportunità di mutare, è stabile, uguale a quello rilevato nella popolazione dei topi, non ha mutazioni tali da poter dire 'è mutato, si trasmette di più nell'uomo'.














