Al Ministero della Salute oggi scriveranno la circolare sull’Hantavirus, che da una parte seguirà le linee rilanciate dall’Ecdc (il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), dall’altra si attesterà sulle scelte comunicative degli ultimi giorni: non c’è nessun allarme specifico, non c’è il rischio di una pandemia, ma è giusto vigilare.

Si sta valutando di alzare il livello di attenzione sui voli che provengono dalle zone dove l’Hantavirus è maggiormente diffuso. In Argentina, nelle province meridionali, nell’ultimo anno ci sono stati più di cento casi, con un aumento rispetto al passato. Va detto, però, che al di là del clamore mediatico causato da un evento globale come quello della nave da crociera che ha vagato da un continente all’altro con l’Hantavirus a bordo, non c’è un allarme specifico che giustifichi un cambio di strategia negli aeroporti.

Semmai sarebbe utile rendere più incisiva l’informazione sanitaria tra i viaggiatori, suggerendo alcune misure prudenziali per chi viaggia nelle zone in cui l’Hantavirus è endemico e viene trasmesso quasi sempre dalle secrezioni dei topi. Ad esempio, tutto fa pensare che l’ornitologo olandese, purtroppo deceduto per l’Hantavirus mentre era a bordo della nave MV Hondius, sia stato contagiato prima di iniziare la crociera quando faceva birdwatching in Argentina nei pressi di una discarica. Inoltre, è probabile che, come avviene sempre di fronte a questo tipo di situazioni epidemiologiche, il Ministero della Salute inviti i pronto soccorso e i medici di base a vigilare se dovessero trovarsi di fronte a sintomi compatibili con l’antavirus di pazienti che hanno viaggiato in determinate zone del mondo. Ma cosa dicono le ultime indicazioni dell’Ecdc?