BETLEMME - Un vecchio pezzo di carta. La vita di Daoud e Amal Nassar è legata a un documento di proprietà ingiallito e logoro, risalente alla Prima guerra mondiale. Se non fosse stato per questo atto di proprietà rilasciato dalle autorità ottomane, in seguito registrato dal nonno sotto il mandato britannico, e poi ancora da suo padre sotto il regno di Transgiordania, Daoud non sarebbe qui, su questa collina battuta dal vento a nord di Betlemme. Non ci sarebbero la sua famiglia e neppure gli ulivi gracili del suo giardino, che ricevono solo una tanica di acqua piovana a giorni alterni. Qui, nelle giornate più terse, lo sguardo arriva fino al Mediterraneo.
Per i palestinesi l’acqua è da sempre un bene prezioso. Tra i Nassar lo è ancora di più. Si raccoglie in cisterne e distribuisce ancora a mano. A poche decine di metri, i coloni ebrei arrivati un anno fa si rinfrescano dai primi caldi con docce generose.
Se non fosse per quell’atto di proprietà, la Tent of Nations - così è conosciuta oggi la tenuta dei Nassar grazie alle migliaia di volontari stranieri passati di qui negli anni - sarebbe terra statale israeliana. Negli ultimi 40 anni i coloni hanno eretto insediamenti su quasi tutte le alture circostanti. La proprietà dei Nassar è circondata dalle colonie di Rosh Tzurim, Neve Daniel e Nahalin.












