Quando Yaryna è arrivata in Italia per il progetto Bambini di Chernobyl aveva 9 anni ed è stata inondata di domande. “Ogni italiano aveva un ricordo preciso di cosa stava facendo il 26 aprile del 1986” dice, “molto più di noi”. Oggi ha 40 anni e ha da poco pubblicato un romanzo, L’album blu, edito da Bompiani, in cui ricostruisce la storia dei suoi genitori e di quel disastro nucleare che li ha costretti a fuggire velocemente verso il sud del paese; sua madre era incinta e lei sarebbe nata pochi mesi dopo.

Qui puoi vedere il documentario anche sul canale YouTube di Wired Italia

Il documentario di Matteo Placucci e Davide Preti

La notte del 26 aprile 1986, Nicolai era di turno alla centrale. Lavorava nella sala turbine e ricorda che “All'1:23 c'è stata l’esplosione. Io però non l'ho sentita perché la sala turbine è molto rumorosa, ma sotto i piedi era come un terremoto”. Nessuno dei presenti avrebbe realizzato la portata del disastro e quanto avrebbe cambiato per sempre la storia.

Quello che invece fu subito chiaro a tutti gli ucraini, e non solo, sono stati l’impatto e la pericolosità dell’invasione su larga scala iniziata il 24 febbraio 2022. Nei primi 35 giorni di invasione, l’esercito russo ha occupato la centrale e l’area circostante. Oggi l'intera zona è militarizzata e sotto controllo ucraino, ma “il pericolo non è mai svanito”, dice Denys. “Proprio di recente un drone Shahed ha colpito il sarcofago. Quella paura è rimasta dentro di noi… c’è sempre il timore che ci possa essere un'altra esplosione”.