I delfini e le fregate maggiori, uccelli marini in grado di sorvolare l’oceano per giorni, condividono un meccanismo biologico affascinante. Possono dormire in modo asimmetrico, disattivando un solo emisfero cerebrale alla volta: mentre una metà del cervello si riposa, l’altra rimane vigile, permettendo all’animale di orientarsi e monitorare l’ambiente. Cosa accadrebbe se si potesse applicare questa capacità fisiologica anche alla biologia umana, abolendo la necessità di un riposo completo e ininterrotto? Quali sarebbero le conseguenze sui nostri ritmi di vita? Sono queste le premesse, e le domande, attorno alle quali ruota Non dormire e sogna (Bompiani), technothriller d’esordio di Giuseppe De Alteriis, ricercatore in neuroscienze computazionali al King’s College London. Un testo di finzione, che però attinge a piene mani da scenari reali, o quantomeno verosimili, e dalla realtà quotidiana dei laboratori: immaginando il Neurosleeper – questo il nome del diabolico dispositivo capace di tenere sveglio metà cervello alla volta – l’autore indaga anche le storture del sistema accademico contemporaneo (e in particolare la subdola logica del publish or perish, “pubblica o muori”) e le questioni etiche relative alla direzione dello sviluppo neurotecnologico.Il Neurosleeper e le interfacce neuraliGiuseppe de Alteriis