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Laura Cuppini

Rezza: «Sorveglianza massima fino a fine maggio. Bene isolare chi ha avuto contatti con i malati. Serve molta prudenza perché la mortalità è altissima, ma quella causata dal virus Andes resta un'infezione rara»

Tre morti (la coppia olandese e una donna tedesca) e otto positivi (tra cui il medico di bordo olandese). E poi i «contatti», ovvero persone che teoricamente potrebbero essersi contagiate: quattro sono in Italia, sotto osservazione. Questo, per ora, è il bilancio del focolaio di Hantavirus (virus Andes) che si è sviluppato dal primi giorni di aprile sulla nave da crociera MV Hondius. I casi potrebbero aumentare? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Rezza, professore straordinario di Igiene e sanità pubblica all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

«La buona notizia è che, al momento, tutti i casi di positività riguardano persone che stavano sulla nave. Questo ci conferma che la trasmissione umana avviene perché ci sono sicuramente contagi "di seconda generazione", dopo il caso indice e cioè il passeggero olandese morto l'11 aprile. La moglie, che ha manifestato sintomi il 25 aprile, probabilmente è stata contagiata da lui, così come gli altri passeggeri che si sono ammalati, inclusa la donna tedesca morta il 2 maggio. È chiaro che un ambiente chiuso come la nave ha fatto da amplificatore per l'epidemia. Potranno emergere altri casi? Sì, perché come sappiamo il periodo di incubazione può arrivare fino a 42 giorni (6 settimane), anche se è più probabile che i sintomi compaiano entro 4 settimane. Dato che gli ultimi contatti a rischio si sarebbero verificati il 25 aprile, il periodo di sorveglianza dovrebbe andare avanti fino al 6 giugno».Le persone risultate negative potrebbero ancora positivizzarsi?«Sì, anche se possiamo dire che la probabilità è basso. In ogni caso è corretto tenere i contatti a rischio in isolamento fiduciario per 6 settimane, come stabilito dal Ministero della Salute in Italia. Non basta tenere monitorata la comparsa dei sintomi, serve una prudenza in più per via della mortalità molto elevata (circa 30%). Per quanto riguarda i due voli aerei (da Sant’Elena a Johannesburg e da Johannesburg ad Amsterdam) su cui è salita la donna olandese poi deceduta (anche se, per quanto riguarda il secondo volo, è scesa prima del decollo per le sue condizioni di salute), credo che tutte le persone presenti a bordo debbano essere considerate "contatti a rischio" e non solo quelle sedute nei posti vicini alla vittima».Un asintomatico positivo potrebbe trasmettere l'infezione?«Per quel che sappiamo oggi, il virus può essere trasmesso solo nella fase sintomatica. Non possiamo però escludere che in alcuni casi il contagio possa avvenire anche nella fase pre-sintomatica. Invece, al momento per questo virus non è stata dimostrata la possibilità di infezioni senza sintomi. Ricordiamo che è molto diverso da Sars-CoV-2, che in alcuni pazienti provocava un semplice raffreddore. Qui siamo in presenza di un virus che provoca una malattia molto seria e che uccide un paziente su tre».Cosa potrebbe succedere se qualche potenziale positivo sfugge al monitoraggio?«Di certo, come sottolineato dall'Organizzazione mondiale della sanità e altri organismi internazionali, il rischio per la popolazione generale resta molto basso. Però, in presenza di un virus che conosciamo relativamente poco, è bene aumentare la prudenza e auspico che tutti i Paesi in cui sono presenti contatti a rischio impongano l'isolamento per 6 settimane, per evitare che possano sfuggire dei casi».C'è il rischio, con i test diagnostici che abbiamo a disposizione, di «falsi negativi»?«Sì, come per tutti i test, ma è maggiore la probabilità che un negativo possa positivizzarsi in seguito, in qualunque momento, sempre nella finestra delle 6 settimane dal contatto con la persona infetta. Diciamo che la sorveglianza, al massimo livello, deve proseguire per tutto il mese di maggio».Il focolaio sulla nave è stato un caso particolarmente sfortunato o l'Hantavirus potrebbe diventare un problema?«Sicuramente le circostanze sono state molto sfortunate: il passaggio del virus da topo a uomo (attraverso l'inalazione di escrementi, urina o saliva) non è molto frequente, anche se c'è stato negli ultimi mesi un aumento di casi in Argentina, forse anche per effetto dei cambiamenti climatici che hanno esteso l'area di azione dei topi. Detto questo, il virus finora non è mutato e nell'uomo ha provocato brevi catene di trasmissione. Come ho detto, un ambiente chiuso come la nave ha facilitato i contagi. E ricordiamo che, a parte il virus Andes, gli altri Hantavirus (che circolano in tutto il mondo) non sono in grado di trasmettersi da uomo a uomo».Quando sarà ufficialmente finita l'epidemia, bisognerà mantenere attiva la sorveglianza?«Se in alcuni Paesi, come l'Argentina, si verificherà un aumento costante dei casi, allora lì sarà necessario rafforzare la sorveglianza, come anche in Paesi vicini che magari hanno meno strumenti per il monitoraggio. Concludendo, parliamo di un'infezione relativamente rara, che resterà tale, ma che richiede un'attenzione particolare a causa dell'elevata mortalità. È cruciale continuare a tenere sotto controllo i focolai».