Calcolatrice in mano e trolley pronto. Giorgia Meloni torna in Parlamento per un botta e risposta con le opposizioni e prepara una trasferta greca per il week end, ospite dell'Atlantic Council al "The Europe Gulf Forum" fianco a fianco, fra gli altri, a Tony Blair. Si rimette in moto l'ottovolante di Palazzo Chigi.

Caro carburanti, inflazione, salari e produzione industriale, crescita anemica del Pil: sarà un pomeriggio di fuoco al Senato. Appuntamento alle 16.30 per il Premier time con la raffica di interrogazioni delle opposizioni, tutte a battere sul dente (dolente) dei dati economici. Domanda, risposta, contro-risposta: il format viene in soccorso delle minoranze. Meloni ha passato una giornata a studiare l'arringa. Il Pd la incalza su lavoro povero e liste d'attesa, e sul diritto di veto (do you remember Orban?) in Europa. Sulle bollette attaccano i Cinque Stelle, Avs su immigrazione giovanile, occhio a Matteo Renzi e Italia Viva che faranno le pulci alla premier sulle risorse del Pnrr «effettivamente spese». Sullo sfondo, si fa per dire, la crisi di Hormuz e il conflitto fra Stati Uniti, Israele e Iran che toglie il sonno all'esecutivo. Di cui riferiranno stamattina, in Commissioni Esteri e Difesa congiunte, i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. Ribadendo le linee rosse tracciate da Meloni. L'Italia è pronta a inviare cacciamine per sminare lo Stretto preso in ostaggio dai pasdaran ma solo con il voto del Parlamento. E ancora, la metterà così Crosetto, «nessun militare» italiano sarà dislocato in un teatro come quello di Hormuz senza adeguate «garanzie di sicurezza». Mentre in Libano l'Italia sostiene la proposta di una missione a guida Ue, una volta che sarà smobilitata Unifil. Hormuz è il vero cruccio del governo e lo certifica l'ultimo rapporto di Moody's consegnato ieri sulla scrivania della presidente del Consiglio. Con una nuova escalation militare il quadro si fa scurissimo: -0,3 per cento di crescita. E chissà se basterà a scacciare questi nuvoloni il "pronto-soccorso" della maggioranza in Parlamento con interrogazioni che daranno a Meloni la chance di difendere l'agenda economica squadernata fin qui: sgravi fiscali a famiglie e imprese (Fratelli d'Italia), piano casa (Lega), politiche per il Sud (Forza Italia) e "salario giusto" (Noi Moderati). Mentre da Azione chiedono alla leader di lanciare «una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese». Vaste programme. Scintille assicurate con le opposizioni con buona pace dell'appello, rivolto alla vigilia dal governo, per lavorare insieme sulla nuova legge elettorale. Mossa tattica a cui i leader delle minoranze, contattati al telefono dai vertici di Fratelli d'Italia, hanno risposto «no, grazie». Uno ad uno, tranne Carlo Calenda che al tavolo per scrivere lo "Stabilicum" vuole una sedia. Guai interni e intrighi internazionali si intrecciano senza soluzione di continuità in questa fase.