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13 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:54

Sono passati quasi 27 anni da quel 5 giugno 1999. Eppure, le domande restano sempre più delle risposte. La procura di Trento ha chiesto l’archiviazione per l’indagine sulla “associazione a delinquere di stampo mafioso riconducibile al decesso di Marco Pantani“. Sotto la lente della procura, l’ombra della camorra che sarebbe intervenuta per negare la vittoria del campione romagnolo al Giro d’Italia del 1999. Ancora una volta, la ricerca della verità sul caso del Pirata, morto la notte di San Valentino del 2004, si deve arenare di fronte a un muro di silenzio. “Pantani era solo, tecnicamente e oggettivamente solo”, si legge nelle 150 pagine di verbale firmate dalla pm della Dda, Patrizia Foiera. Che evidenzia anche un altro aspetto: “Nessuno, nell’attualità, ha colto l’occasione per dare un qualsiasi contributo probatorio” rispetto all’ipotesi di un complotto contro Pantani.

L’inchiesta della pm Foiera era stata aperta a luglio 2024, in seguito a quanto emerso dal lavoro della Commissione antimafia, che ha indagato sulla morte di Marco Pantani. Il Comitato preposto nel settembre 2022 concluse che “le verità consegnate non sono soddisfacenti, né per la cosiddetta squalifica, o meglio sospensione al Giro, né per le vicende che portarono alla morte del ciclista Marco Pantani“. La magistratura di Trento ha provato a riaprire uno spiraglio di luce, partendo dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ex capo clan di Mondragone, che disse: “Se Pantani vinceva il Giro il banco saltava. E la camorra avrebbe dovuto pagare diversi miliardi in scommesse clandestine e rischiava la bancarotta”. Il primo a parlare della vicenda fu Renato Vallanzasca, criminale italiano condannato per omicidi, sequestri di persona e rapine a cui era stato detto da un detenuto di “scommettere 5 milioni sull’esclusione di Pantani dal Giro”.