Quando si parla di colesterolo, il rischio è sempre lo stesso: semplificare troppo. In realtà non si tratta di una sola sostanza, ma di un sistema complesso che circola nel sangue e che, a seconda dell’equilibrio tra le sue componenti, può proteggere oppure danneggiare il sistema cardiovascolare. In Italia, le malattie cardiovascolari restano ancora la prima causa di morte, responsabili di circa il 30% dei decessi, e il ruolo del colesterolo è centrale nella loro prevenzione. Per chiarire questi aspetti, abbiamo intervistato la dottoressa Cristina Baronio, medico di medicina generale esperta in omotossicologia e medicina dei sistemi. «Quando si misura il colesterolo totale, spiega la dottoressa Baronio , si valuta la somma complessiva del colesterolo nel sangue, trasportato dalle lipoproteine HDL, LDL e altre frazioni minori. Ognuna svolge funzioni diverse e ciò che conta davvero è il loro equilibrio».

Le HDL, spesso definite “colesterolo buono”, hanno un ruolo protettivo: «Aiutano a rimuovere il colesterolo in eccesso dalle arterie, riportandolo al fegato per l’eliminazione». Le LDL, invece, svolgono una funzione diversa: «Trasportano il colesterolo verso i tessuti, ma una parte di esse, soprattutto quelle ossidate, può depositarsi nelle pareti dei vasi, innescando microinfiammazione e contribuendo alla formazione di placche aterosclerotiche». Un processo che, nel tempo, può diventare pericoloso: «Per questo non basta guardare il valore totale, ma bisogna valutare il rapporto tra HDL e LDL». Il problema principale del colesterolo elevato è la sua lentezza. Non dà sintomi immediati, ma agisce nel tempo. «Quando il colesterolo LDL resta elevato per anni , spiega Baronio , può favorire l’aterosclerosi, un processo progressivo e spesso silenzioso. Le arterie diventano più rigide e il loro lume si restringe, aumentando il rischio di infarto, ictus e malattie vascolari periferiche».