TREVISO - «Indossa la fede, così il capo non se ne accorge». Nella villa di via degli Alpini, a Selvana di Treviso, uno dei banditi ha mostrato pietà nei confronti della famiglia. E non è successo in una sola occasione. Mentre Priscilla Mazzoli, settantunenne, supplicava i ladri di non prendere tutti i suoi ricordi e soprattutto di non fare male al marito, il predone col volto coperto dal passamontagna che frugava nei suoi cassetti in cerca di oggetti preziosi si è fermato per qualche secondo, l’ha guardata e le ha lasciato tra le mani un anello, una fede nuziale. «Mettila al dito, così lui non la vedrà» le ha detto, riferendosi al suo complice poco distante. Da questo dettaglio si deduce che la banda non era del tutto uniforme e che esisteva una gerarchia precisa nel loro operare: da una parte un leader spietato, cinico e forse più esperto in azioni criminali, dall’altra almeno uno dei due gregari col cuore tenero e la volontà di non far male più del necessario.

Dalle descrizioni della famiglia Colombo sulle caratteristiche degli aggressori si deduce quindi che non tutti e tre (quattro considerando il palo in attesa nell’auto) avessero atteggiamenti particolarmente minacciosi o violenti. A uno di loro, infatti, la settantunenne ha anche riferito di fare attenzione col marito Ezio, poiché cardiopatico e quindi molto sensibile in quella situazione. «Mi ripeteva di stare tranquillo e di non fare movimenti strani perché i suoi complici “sono matti”» ha spiegato poi l’ottantenne, che a differenza delle donne di casa non ha subito percosse.