Roma, 12 mag. (askanews) – L’intelligenza artificiale incide in modo concreto sulla produttività e il caso degli Stati Uniti ne è una dimostrazione. Secondo uno studio Luiss Business School, basato su elaborazioni dei dati Global INTAN Invest, il progetto realizzato dalla Scuola in partnership con WIPO (World Intellectual Property Organization) l’IA può contribuire fino a 1 punto percentuale annuo alla crescita della produttività del lavoro negli USA, contro circa lo 0,3 per cento in Europa, evidenziando un divario nella capacità di trasformare l’innovazione in crescita economica. Senza la misurazione degli asset intangibili complementari al software — quali la formazione, l’organizzazione aziendale e i processi innovativi che la statistica ufficiale non cattura tali dinamiche resterebbero in larga parte inspiegabili.

I DATI E IL CONFRONTO CON L’EUROPA – Tra il 2017 e il 2024, la metà della crescita USA è riconducibile alla produzione e all’utilizzo di software e alla ricerca e sviluppo nel software, ovvero a investimenti in beni immateriali. La sola produzione di software spiega inoltre oltre il 50% dell’accelerazione di 1,2 punti percentuali del tasso di crescita della produttività rispetto al periodo 2012-2017. L’analisi Luiss Business School, basata sulle elaborazioni dei dati Global INTAN Invest, individua due tipologie di impatto dell’IA sull’economia: un effetto di produzione, che aumenta la produttività totale dei fattori nel settore dell’innovazione a monte, e un effetto di utilizzo, legato a un impiego più efficiente del capitale intangibile nei settori produttivi a valle. Nel lungo periodo, questo meccanismo sostiene la crescita della produttività del lavoro. Questo divario si riflette anche nel confronto con l’Europa, dove la minore intensità negli investimenti in software e tecnologie IA si traduce in una capacità più limitata di trasformare l’innovazione in crescita — una fragilità strutturale già segnalata dal Rapporto Draghi 2024.