PORDENONE - Quattrocento metri quadrati di buio. Non è l'effetto della crisi dei consumi, né il bollettino di un settore in difficoltà quello dell'abbigliamento che pure sta pagando un prezzo altissimo. Al Centro Commerciale Meduna di Pordenone, le serrande abbassate raccontano un'altra storia condita di burocrazia immobile, entità fantasma e ingranaggi bloccati. Se il cuore del centro resiste e rilancia, tre vetrine restano sbarrate, si tratta di aree strategiche, ben visibili, una di circa 60 metri quadrati, la seconda di 150 e l'ultima di ben 200, con ottima posizione e possibilità di commercio. Non mancano le idee o gli imprenditori pronti a scommettere. Nel tempo, infatti, si sono fatti avanti, ma mancano gli interlocutori dall'altra parte della barricata. Il paradosso è servito su un piatto d'argento. Le richieste di affitto arrivano, bussano alla porta, ma trovano solo il silenzio. I proprietari non vogliono affittare, pretendono di vendere, di realizzare in fretta, lo stallo così dura da anni.

Lo denuncia con fermezza Antonella Popolizio, presidente del Meduna, puntando il dito contro un sistema da azzeccagarbugli: quegli spazi sono finiti nel tritacarne dei crediti. Ex negozi come "Tutto ad un euro" o "Wind" sono stati inghiottiti da società e istituti bancari che puntano al rientro immediato del capitale, ignorando la logica vitale di un centro commerciale di fascia medio-alta con una clientela attenta. La fotografia dell'assurdo emerge in un dettaglio, i numeri di telefono impressi sui cartelli "vendesi" squillano a vuoto, secondo il racconto di Popolizio. Nessuno risponde, nessuno gestisce le richieste che cadono nel dimenticatoio, mentre il consiglio di amministrazione del Centro si prepara alla linea dura per smuovere una situazione che danneggia tutti. Perché ogni saracinesca chiusa è un'opportunità tolta alla clientela e un freno al business collettivo. La burocrazia del vuoto sta tenendo in ostaggio quattrocento metri di opportunità, aspettando un compratore che, forse, non arriverà mai, mentre la città avrebbe solo bisogno di veder rialzate quelle serrande. Se la burocrazia dorme, il commercio pordenonese resta sveglio. È la resistenza dei negozi storici, quelli che da vent'anni presidiano il territorio con la forza dell'eccellenza. Martina Piccinin di Les Amis Project lo dice chiaramente. «La qualità premia sempre, anche in un mercato complesso e noi commercianti di Pordenone ce la faremo», afferma. Le fa eco la stessa Popolizio, convinta che la deriva verso l'acquisto scadente sia solo una fase passeggera. «La gente assicura tornerà a cercare il valore, quello vero e questa sarà ricordata come una fase passeggera».