PORDENONE - Ieri viale Cossetti non è stata la solita via del passaggio e dello shopping. Con l’abbassarsi della serranda di "Bollicine", Pordenone ha salutato non solo un negozio storico, ma un frammento di quotidianità che per vent'anni ha scandito le abitudini della città. Chi, tra i residenti e i frequentatori del centro, non ha mai varcato quella soglia o non si è fermato davanti a quelle vetrine per scegliere un nuovo paio di scarpe? «Quest’ultimo giorno è stato per me davvero triste», racconta Adriano Manente, che ha accompagnato la sua attività fino all'ultimo rintocco. Nella sua voce vibra la consapevolezza di una scelta ponderata, unita però al peso inevitabile dell’addio: «Restano tanti ricordi e la soddisfazione per tutto il buono che è stato costruito negli anni». La chiusura, ci tiene a precisarlo, non è figlia di crisi o cali di fatturato: «Vado in pensione, sono semplicemente stanco. Bisogna saper capire quando è tempo di fermarsi, anche se lo si fa a malincuore».

Quarant’anni nel mondo delle calzature non si archiviano in una sera. Il pensiero corre alle migliaia di clienti che hanno trasformato il negozio in un punto fermo del commercio cittadino. «Mi spiace per chi resterà deluso dalla notizia», ammette Manente. «C’era chi partiva apposta da Conegliano, Aviano, Oderzo, Treviso o Portogruaro. Sapevano che qui avrebbero trovato il prodotto giusto e una risposta alle loro esigenze». Aperto a Pordenone nel 2005, il punto vendita di viale Cossetti aveva saputo ritagliarsi un’identità precisa: 265 metri quadrati di esposizione e un approccio che metteva al centro il rapporto umano. «Serietà, precisione e gentilezza sono sempre state la mia bussola», spiega. «Se c’era un problema, lo si risolveva. Una scarpa difettosa? Nessuna remora, la si cambiava. Il cliente si sentiva seguito e ben consigliato: per questo le persone tornavano», spiega il titolare. La storia di Bollicine affonda però le radici lontano nel tempo. Alla fine degli anni Ottanta il primo negozio aprì nel Veneziano, a Mestre, seguito dalle aperture di San Donà di Piave, Monfalcone e infine dall’approdo pordenonese. Un cammino fatto di adattamento costante tra i cambiamenti del mercato e le nuove abitudini di consumo: «Oggi non si vendono più le scarpe da 500 euro, ma non funzionano nemmeno quelle da 19 euro che si rompono dopo un mese. Il segreto è nel medio fine: un buon prodotto, il prezzo corretto e la durata nel tempo», fa sapere lo storico commerciante.