Le esibizioni di drag create con il deepfake da Jake Elwes arrivano a San Francisco

di Enrica Brocardo

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Jake Elwes è stato uno dei primi artisti a utilizzare l’Ai generativa. “Ho cominciato tra il 2015 e il 2016. Allora solo un gruppo piuttosto ristretto sperimentava con questi sistemi”. Inglese, 32 anni, hacker e, per sua definizione, “radical faerie” – ovvero parte di quel movimento nato in America alla fine degli anni 70 che unisce coscienza queer e spiritualità – Elwes è il creatore di Zizi in Motion, che sarà al centro di una mostra dal 23 maggio fino a ottobre al MoMA di San Francisco, per poi entrare a far parte della collezione permanente del museo.

Un progetto cominciato nel 2019 che, nel tempo, si è evoluto fino a diventare un vero e proprio spettacolo di cabaret con performance di drag queen londinesi ricreate con la tecnologia deepfake. E per l’opening, racconta, oltre ai video ci sarà anche la performance live di una di loro che si esibirà “insieme al suo doppelgänger”. Un modo per mettere in discussione l’idea diffusa che il virtuale sia ormai indistinguibile dall’umano. I suoi deepfake, infatti, sono tutt’altro che perfetti. Volti e corpi appaiono deformati, i movimenti passano da fluidi a scatti. “All’inizio della mia ricerca ad affascinarmi era stato proprio il fatto che questi sistemi producessero artefatti difettosi. Non è un caso che, pur lavorando ancora adesso al progetto, non uso gli algoritmi più recenti e all’avanguardia che mi permetterebbero di creare immagini assolutamente realistiche. Penso che oggi le immagini realizzate con l’intelligenza artificiale siano troppo pulite, troppo perfette. Personalmente, lo vedo come un limite. A differenza degli ingegneri e degli informatici, noi artisti non dobbiamo mettere a punto sistemi che abbiano necessariamente uno scopo o una funzione. Possiamo creare qualcosa che fallisce e si rompe. E osservare che cosa succede nell’errore e la poesia che ne scaturisce. Credo davvero che l’arte sia un modo eccellente per commentare la tecnologia. Ed evidenziarne i fallimenti è una mossa tipicamente queer”.