Il 25 maggio 2025 la Procura di Pavia, impegnata nella nuova indagine sul delitto di Garlasco, gioca una mossa a sorpresa. Convoca in contemporanea Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, e di Alberto Stasi, l’allora fidanzato condannato a sedici anni. Mentre a Mestre viene ascoltato Marco, il fratello di Chiara. Sempio, grazie a un appiglio procedurale, non si presenta, Stasi (come Marco) forniscono la loro testimonianza.

E quella di Stasi si riassume così: Chiara, una ragazza dalla vita “molto scandita, routinaria direi, senza imprevisti”, non gli parlò mai di Andrea Sempio, di approcci o delle tre telefonate ricevute tra il 7 e l’8 agosto 2007 quando era da sola a Garlasco e la famiglia in vacanza in Trentino. «No, non me l’ha riferito. Non l’ha fatto», risponde Stasi. Aggiungendo che chiederselo adesso perde significato perché non l’ha fatto. Ragionando in termini più astratti e generici, forse dipende dalla circostanza cioè, se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, da fattori che forse è difficile oggi mettere in campo. E ribadisce: «Non saprei dire, dare un motivo del perché non me l’ha detto, però sicuramente non me l’ha detto», al contrario di ciò che gli ha riferito a proposito delle attenzioni ricevute da un collega di lavoro.