Èin libreria «Il discepolo», il nuovo romanzo scritto da Giovanni Ferrero, l’industriale del colosso dolciario di Alba. Una storia ispirata al pittore Caravaggio: «Il genio maledetto per eccellenza, mi ha sempre affascinato», ha spiegato Ferrero sul Corriere della sera ad Aldo Cazzullo.

«Ho l’abitudine di alzarmi prestissimo, a un’ora in cui il mondo non chiede ancora niente a nessuno – ha raccontato -. Ebbene, quell’ora tra il buio e l’alba è mia. Il vero confronto con la pagina bianca avviene durante il fine settimana e le vacanze... Naturalmente, procedo lentamente, pubblicando ogni tre, quattro anni». Testi scritti «rigorosamente a mano, su quaderni», e poi «trascritti al computer».

L’industriale albese ha spiegato la scelta di vivere all’estero: «Negli anni di piombo per paura dei rapimenti — fu il generale Dalla Chiesa ad avvertire mio padre — ci trasferimmo a Bruxelles, dove sono cresciuto, vivo e pago le tasse». Poi la Langa, con il primo ricordo della terra del cuore, ancora sul Corriere: «Le Langhe in autunno, una nebbia bassa e un odore, quello inconfondibile della nocciola tostata». Del padre Michele: «È sempre in me. Un padre esemplare, meritevole di stima, e un imprenditore straordinario, di cui non si può non avere ammirazione. Sempre con un prodotto. Per lui, il prodotto era una persona: andava ascoltato. Ora lo immagino parlare con un altro imprenditore visionario in paradiso, William Kellogg». Del fratello Pietro, morto prematuramente: «Una cortesia totale verso la vita, e l’idea che la parola dovesse coincidere con la cosa fatta. Mentre il mondo oggi sta scivolando verso un’altra grammatica. Quella dell’apparire, non dell’essere». Della madre Maria Franca, scomparsa nei mesi scorsi: «Era una donna di un’eleganza interiore rarissima, discreta e capace di una tenacia silenziosa. È stata un punto di riferimento per noi tutti».