Due geniali artisti italiani portano a Venezia una riflessione sul rage bait, e spiegano come “l’assurdo sia ormai diventato indistinguibile dal reale”

di Maurizio Fiorino

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“Oggi la stupidità è intrinseca alle infrastrutture digitali per una ragione assurda: non perché manchino di razionalità, ma perché ne hanno troppa”, dicono Eva & Franco Mattes, artisti geniali e precursori di quell’arte che, per l’appunto, indaga gli effetti della tecnologia. Rage bait, il loro nuovo progetto allestito a Venezia in concomitanza con la Biennale d’arte che inaugura oggi, descrive proprio quella dinamica circolare in cui, parole loro: “Piattaforme, utenti e algoritmi si addestrano reciprocamente”. Rendendo, di conseguenza, lo strambo una nuova forma di normalità. “Il termine rage bait si riferisce a quei contenuti progettati per catturare l’attenzione o suscitare una reazione emotiva viscerale prima che possa intervenire la ragione”, spiegano. Per la cronaca, il momento chiave di questo fenomeno coincide con la prima campagna di Donald Trump e il conseguente scandalo di Cambridge Analytica. “Il 2016 è stato un momento decisivo nello spostamento da contenuto a vibe (letteralmente “sensazione”, ndr): in quel contesto, la comunicazione politica si è orientata sempre più verso il micro-targeting emotivo, cioè basato su dati personali, e sull’attivazione di reazioni forti, come paura o entusiasmo”. Lo ricorderete: la campagna dell’attuale presidente degli Stati Uniti non puntava tanto sul programma quanto su messaggi e immagini capaci di circolare rapidamente e produrre impatto emotivo. “Da allora il linguaggio delle piattaforme si è progressivamente spostato dalla trasmissione di contenuti alla produzione di sensazioni”, confermano gli artisti.