"Io indagato? Sino a questo momento non ho ricevuto l'avviso di garanzia".
Lo afferma all'ANSA Gennaro Cassese, colonnello dei carabinieri in pensione che all'epoca del delitto di Chiara Poggi, a Garlasco nell'agosto 2007, guidava la compagnia dei carabinieri di Vigevano con il grado di capitano.
Il reato che gli verrebbe contestato dai magistrati di Pavia è quello di false informazioni ai pm. "Non posso escludere che il mio nome si stato iscritto nel registro degli indagati, ma a me non è arrivato nulla - sottolinea Cassese -. Trovo singolare che escano queste notizie. Non mi sono state notificate le richieste di elezione di domicilio o di nomina di un avvocato di fiducia".
A Cassese verrebbe anche contestato di non aver riferito, quando è stato sentito l'anno scorso come testimone nella nuova indagine su Garlasco, del malore che Andrea Sempio accusò durante l'interrogatorio dell'ottobre 2008, in cui consegnò il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano. "E' vero, di quell'ambulanza non mi ricordo - ammette Cassese -: sono passati 18 anni. Ma nessuno può mettere in discussione la massima serietà con la quale ho sempre operato, nel rispetto delle istituzioni".
L'ufficiale dell'Arma, oggi in pensione, non accetta le critiche di chi oggi contesta agli investigatori di 19 anni fa di aver concentrato le indagini solo su Alberto Stasi: "Come si fa a sostenere una tesi del genere? All'epoca sentimmo persone anche a Varese e in Puglia, solo per fare un esempio. Abbiamo raccolto sommarie informazioni da più di 300 persone. Certo, gli accertamenti scientifici dell'epoca conducevano a Stasi. Si potrà forse sostenere che sono stati commessi degli errori, ma ci siamo sempre comportati con buon senso e onestà intellettuale. Oggi il quadro investigativo può essere mutato, anche in conseguenza delle nuove conoscenze scientifiche: ma questa è un'altra storia".











