VENEZIA - Nel giorno in cui la 61. Biennale Arte apre le porte al pubblico e invita il pubblico a votare, ecco che più di 50 artisti e 16 Padiglioni nazionali si ritirano dai Leoni. Non vogliono essere premiati. Il motivo: “solidarietà con la giuria dimissionaria”, quella che voleva escludere dai riconoscimenti i Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l'umanità. E cioè Russia e Israele che invece, con i premi del pubblico, rientrano in gioco. È anche il giorno di altre proteste contro Putin, mentre il Padiglione Russo chiude i battenti e mostra solo i monitor su cui scorrono le performance degli artisti registrate nella pre-apertura. Ma è anche il giorno in cui la Biennale si bea del successo testimoniato dai visitatori: 10mila persone all’esposizione di Koyo Kouoh, più 10% rispetto alla prima giornata della Biennale Arte 2024. «L’arte silenzia le polemiche e avvicina popoli e culture», scrive su X il vicepremier leghista Matteo Salvini, unico esponente del Governo ad aver visitato la Biennale, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, FdI, non cambia idea: «La raffazzonata apertura del Padiglione Russo, decisa contro il parere del Governo, è gratuita visibilità concessa al regime putiniano».
Biennale apre, boom di visitatori. Gli artisti: «No ai Leoni popolari»
VENEZIA - Nel giorno in cui la 61. Biennale Arte apre le porte al pubblico e invita il pubblico a votare, ecco che più di 50 artisti e 16 Padiglioni nazionali si ritirano dai Leoni. Non...














