CHIOGGIA - È arrivato pedalando più forte che poteva, in ciabatte, con le lacrime già agli occhi. Ha lanciato la bici sull'erba ed è corso incontro al nipote 32enne, Gari Abdelghani, per stringerne il corpo senza più vita tra le braccia. È stata questa la scena a cui, ieri mattina, sono stati costretti ad assistere amici e familiari dei tre braccianti marocchini morti nell'incidente avvenuto all'idrovora Busiola, a Ca' Lino di Chioggia.
I corpi di Abdelghani, del 35enne Saifi Larbi e del 28enne Mazi Yassin erano stati adagiati uno accanto all'altro sul ciglio della strada, esattamente come erano stati recuperati dal Ford Transit precipitato nel canale poche ore prima. Intorno, un silenzio rotto dai pianti dei parenti, dalle telefonate concitate verso il Marocco e dalle sirene dei mezzi di soccorso ancora impegnati a recuperare il furgone dal fondale del bacino.
A raggiungere il luogo dell'incidente sono state decine di lavoratori stagionali marocchini impiegati nelle campagne tra Chioggia, Cavarzere e il Rodigino. Molti di loro lavoravano nella stessa cooperativa dei tre giovani morti. «Erano partiti da Cavanella Po per andare nei campi del radicchio», racconta uno dei colleghi. «Quando non sono arrivati al lavoro abbiamo iniziato a chiamarli tutti, uno dopo l'altro. Nessuno rispondeva. Poi abbiamo saputo dell'incidente e siamo corsi qui».






