CHIOGGIA - Tra i significati che vengono dati alle calle, gli eleganti fiori bianchi, c'è "rispetto", e sul luogo dove i tre giovani marocchini hanno perso la vita, intrappolati nel furgone che li stava portando al lavoro, sono state portate delle calle. Anche gli altri fiori che sono stati portati e appoggiati alla transenna messa a proteggere il varco che si è creato dopo l'abbattimento del muretto, a seguito dell'urto con il Ford Transit, hanno resistito alla pioggia scrosciante che si è abbattuta a Chioggia nel primo pomeriggio di ieri, come è riuscito a resistere un biglietto, protetto da una busta in plastica. «Non vi conosco ma questa mattina, quando all'alba ho sentito le sirene, speravo vi salvaste - recita in una grafia curata -. Probabilmente non siamo della stessa religione ma ho pregato per voi. Pongo le mie più sincere condoglianze alle famiglie delle vittime che ora si ritroveranno senza un figlio, un padre, un fratello La mia vicinanza a chi è riuscito a salvarsi e ha visto perdere così amaramente la vita di un collega».

Saifi Larbi, 35 anni, Gari Abdelghani, 32, e il più giovane del gruppo, il 28enne Mazi Yassin, i i tre braccianti marocchini morti sabato mattina da poco tempo i tre erano ospiti a Cavanella Po, nel comune di Adria, all'interno del complesso edilizio di via Dogana dove ha sede anche il centro di accoglienza per migranti. Ogni mattina, all'alba, partivano assieme agli altri lavoratori a bordo dei furgoni della cooperativa per cui erano impiegati, diretti tra il Veneziano, il Rodigino e il Padovano. L'indagine della Procura di Venezia, al momento, procede per l'incidente stradale, verificando anche l'eventualità che si possa essere trattato di incidente sul lavoro. Il sostituto procuratore Christian Del Turco non ha disposto l'autopsia sui corpi delle vittime, ma alcuni prelievi dai tessuti per effettuare gli esami tossicologici. Un atto, questo, che ha lo scopo di escludere che le vittime abbiano assunto alcol o altre sostanze. L'ipotesi più probabile rimane quella della curva pericolosa non conosciuta dall'autista, che potrebbe non aver visto in tempo utile e quindi affrontato ad una velocità anche di poco superiore alla norma.