CHIOGGIA - Dai rottami di un minivan capovolto con i cadaveri di tre braccianti intrappolati all'interno, a un'indagine sul sistema di appalti e reclutamento della manodopera agricola. In attesa di capire se saranno o meno effettuate le autopsie sui corpi dei lavoratori deceduti, con la Procura di Venezia che sta attendendo verbali e annotazioni dei rilievi sul posto, emerge un altro fronte che molto probabilmente sarà esplorato. I carabinieri dell'Ispettorato del lavoro sono infatti decisi ad approfondire l'ambito occupazionale che riguarda quel gruppo di braccianti agricoli, cioè i contratti d'assunzione e tutto ciò che riguarda il reclutamento della manodopera. Questa settimana potrebbe essere decisiva.

C'è poi l'ambito più umano che riguarda questa tragedia. «Servono almeno 18mila euro per riportare le salme di Saifi, Gari e Mazi in Marocco. Dobbiamo trovare aiuti». A parlare è Karim, uno dei braccianti che lavorava assieme ai tre giovani morti sabato mattina lungo la Strada Margherita, a Ca' Lino di Chioggia, quando il loro Ford Transit diretto nei campi si è inabissato nelle acque dell'idrovora Busiola dopo aver sfondato il muretto della chiusa. Da ieri, tra la comunità marocchina e i tanti conoscenti delle vittime, è partita una corsa contro il tempo per raccogliere il denaro necessario a permettere alle famiglie di dare ai loro figli una sepoltura in patria.